La risonanza magnetica

La risonanza magnetica nucleare (RMN) è una tecnologia ampiamente diffusa in vari campi diagnostici e, assieme ad altre tecniche (ad esempio l'analisi del liquor e lo studio dei potenziali evocati visivi - PEV), trova ampio uso nella diagnosi della sclerosi multipla. La RMN è molto usata nel follow-up ossia nel monitoraggio regolare del paziente. Tale tecnica di visualizzazione di immagini mediche (tecniche di imaging) consente, infatti, di visualizzare e monitorare nel tempo le lesioni da demielinizzazione (a carico del cervello e del midollo spinale) tipiche della sclerosi multipla. Questo test diagnostico è assolutamente non invasivo e non prevede l'uso di radiazioni (cosa che avviene invece nelle radiografie o nella TAC). La RMN viene quindi utilizzata per valutare l'andamento della malattia o l'efficacia dei trattamenti.

La risonanza magnetica è una tecnica estremamente sensibile e specifica nel rilevare sia la presenza di lesioni da SM, sia la loro "attività", ossia la comparsa di nuove lesioni. Sembra avere anche un valore nella prognosi della malattia: alcuni studi hanno dimostrato che l'entità delle lesioni rivelate con tale tecnica è correlata con il rischio di sviluppare una malattia conclamata. Tuttavia, per emettere una diagnosi certa di SM è necessario escludere altre patologie che potrebbero avere un quadro clinico neurologico simile a quello della SM paziente. In certi casi, la RMN non riesce ad evidenziare tutte le lesioni, soprattutto quelle più piccole che si hanno nelle fasi iniziale della malattia.

Come funziona

Questo test è tipicamente indolore. Il macchinario della risonanza magnetica è in sostanza un grosso magnete che agisce sulle particelle d'acqua presente in grande quantità nei tessuti nervosi. L'esame si basa quindi sul fatto che l'acqua sottoposta a determinate radiofrequenze subisce un cambiamento di orientamento dei suoi atomi d'idrogeno che la macchina può visualizzare. Le lesioni, infatti, hanno un contenuto di acqua superiore alla norma.

Alla persona viene chiesto di stare immobile e sdraiata su un tavolo che si muove lentamente all'interno di un tubo. Poi viene iniettato un mezzo di contrasto in una vena del braccio. Assieme ai dati anamnestici e ai risultati della visita neurologica, le immagini della RMN sono di grande aiuto nell'emettere la diagnosi di sclerosi multipla.

Per la diagnosi della SM si acquisiscono in genere tre tipi di immagini: le immagini pesate in T1, in T2 e in densità protonica. Ciascuna informazione derivante da un tipo di immagine si integra poi con quella della altre, offrendo un quadro dettagliato sulla presenza, l'estensione e la distribuzione di possibili lesioni a carico del sistema nervoso. è quindi necessaria una certa perizia ed esperienza nell'interpretare in maniera corretta le immagini della RMN. Oltre a ciò, alcuni gruppi internazionali di esperti hanno stabilito dei criteri standard per utilizzare in maniera corretta i risultati della RMN: sono i cosiddetti criteri di McDonald e le successive revisioni di Polman.

Bibliografia

  1. Lövblad K-0,Anzalone N, Dorfler A et al. MR imaging in multiple sclerosis: review and recommendations for current practice. Am J Neuroradiol 2010;31:983-989
  2. Fazekas et al. Neurology 1999; 53:1448-456
  3. Brex et al., NEJM 2002

Ultimo aggiornamento: settembre 2014

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